Siamo ormai sommersi e soffocati da una comunicazione battente a base di cibo: originale, salutare, del territorio, a km zero, fast & slow, duro e puro, fatto a mano e made in “Eataly“…spesso questa overdose si traduce in confusione, smarrimento e diffidenza.
Penso che se interrogassi i guru del “food” italiano su chi è il destinatario di tutti questi messaggi, tutti alla fine converrebbero con me che “IL GUSTO E’ DI TUTTI!!!!”.
Nulla di più democratico e progressita, nulla di più giusto e politically correct, ma poi appena andiamo in Piazza ci accorgiamo che bio, natural, fiere del gusto e del cibo naturale sono spesso ad appannaggio di pochi che possono spendere qualche euro in più per allungare la mano o la lingua su assaggini variegati di formaggio, salami, olio, vino purchè sia del territorio.
Ma allora il GUSTO NON E’ DI TUTTI!!! IL GUSTO E’ DI CHI SE LO PUO’ PERMETTERE.
Dato che il gusto è un senso che va sviluppato, coltivato ed allenato, dato che è una forma di espressione degli esseri viventi e pensanti, dato che è il senso che ci aiuta ad apprezzare una forma d’arte come il cibo, così come l’udito per la musica, la vista per la pittura, il tatto per la scultura, sarebbe opportuno che anche in favore del GUSTO ci fosse quella “re-evolution” che è avvenuta per le altre forme d’arte.
L’evoluzione dell’arte ha percorso tappe ben precise: dalla grande commitenza per pochi, ai musei per molti, alla “street” per tutti.
Allora “METTIAMO IL GUSTO IN STRADA E NON IN PIAZZA!!“, la differenza è sottile, ma chi la capisce comprende l’importanza di questo messaggio e spero che comprenda l’importanza di divulgarlo.
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